domenica 13 gennaio 2013

Sul Lavane prima dell'arrivo della neve

E siccome il fotoreporter n'un s'era perso nell'Avane ma ce l'aveva fatta a tornà  ora vi racconterà (e vi mostrerà) i che l'é successo i sabato 12.

Partita di buon mattino dal Passo dell'Eremo l'allegra brigata , ordinatamente seguendo il  il capo-guida in testa , si è arditamente diretta con passo sicuro verso il Monte Pollaio , prima tappa dell'escursione.
Cavinotto fa strada.....





.....ed il gruppo segue ,fiducioso nella sua esperta guida

La giornata , inizialmente chiara , ci concede belle  visioni panoramiche e l'osservazione acuta di Gildo ci mostra tracce di un lupo dietro a tracce di  un gruppo di caprioli



orma di lupo



verso la cima

Dopo un' ora e 30' di cammino (ma soprattutto di chiacchiere) siamo giunti sulla cima del M. Pollaio.



panorama dalla cima


Da lì ci siamo diretti verso la cima del Lavane.Il tempo andava decisamente peggiorando con nebbia ed un noioso e freddo vento di tramontana.Lungo la strada c'è una piccola sorgente sotto un faggio, che Mengo e Cavinotto  hanno con cura ripulita. La chiameremo la Fonte di Mengo : lui appena l'ha assaggiata ha detto che aveva un ottimo sapore di mer....


Fonte di Mengo


galaverna


in cima al Monte Lavane


foto di gruppo


Dalla cima del Lavane ci siamo diretti alla Capanna del partigiano  per una breve sosta "ricreativa". Sulla strada poco prima della Capanna abbiamo incontrato e familiarizzato con un gruppo di ciclo-turisti che da San Benedetto  andavano verso il Berganzone e poi l'Acquacheta.

i ciclisti ci superano nella volata verso la Capanna


e abbandonano a terra le bici



Dopo un  pasto veloce , ma vino e grappa con noi non mancano mai , e qualche minuto di sosta accanto al fuoco siamo ripartiti per il viaggio di ritorno scendendo verso il capanno di caccia detto il Capannone per poi  da lì , passando dal Taglio della Regina , ritornare al Passo dell'Eremo.


Ogni occasione è buona per riposarsi
Danilo si riposa (dopo averci distrutto con le sua freddure)

Gildo osserva divertito


verso il capanno di caccia(notare in primo piano cosa viene lasciato a terra)

sotto di noi nella vallata c'è  Marradi
un ultimo sguardo prima della discesa 

In tutto abbiamo fatto poco più di sei ore di tranquilla passeggiata percorrendo quasi 13 Km di strada.
Per chi volesse ripetere il nostro giro ecco una piantina GPS fatta con l'aiuto di Marino:

martedì 8 gennaio 2013

In principio era la bici (da sterrato) poi  ci siamo appiedati...... ed è nata l'allegra brigata.


A destra !!



Era  la Primavera dell'anno 2005 quando progettammo di andare a fare un  giro in bici alla foce del Po.Di buon mattino passai a  prendere  Mengo e Cavinotto.Caricate le bici e poco altro sul camper   ci avviammo verso Ravenna,proseguendo sulla  Romea,arrivammo  nella tarda mattinata a Comacchio, per la prima sosta. Osservando scrupolosamente il programma ,a ruota libera.....optammo per un giro turistico nel centro,molto caratteristico e , particolare non secondario, all'altezza dei tre ponti incrociammo tre fanciulle e ci giunse all'udito che facevano apprezzamenti birichini nei confronti di uno di noi.... Un poco perplessi  siamo tornati al camper per farci una spaghettata.Ben rinvigoriti e un poco avvinazzati siamo partiti  per il giro delle Valli di Comacchio in bici:un bel percorso per un dedalo di stradelli che si sviluppano in mezzo alla palude per un 20 Km circa.Nota bizzarra quando Cavinotto ha chiesto a una ciclista che ci stava superando il percorso giusto per tornare a Comacchio ci ha risposto:Venitemi dietro!!!! Ma dopo 100 metri lei era un puntino all'orizzonte ,per cui desistemmo dall' inseguirla proseguendo al nostro ritmo e confidando nel nostro senso di orientamento.



 

                                                                                                                                  

Comacchio
Le Valli di Comacchio
Giunti al Camper all'imbrunire caricammo le bici e partimmo per andare a passare la notte a Gorino ,   in un area di sosta.Piazzato il camper fronte mare,decidemmo di andare alla sagra paesana ,mi pare,della sarda ma   assaliti dalle zanzare ,ci sbrigammo a mangiare  e tornammo di corsa al camper. 
Notte agitata.... nonostante avessi lasciato a disposizione il matrimoniale su basculante agli ospiti e io sul singolo nel sottoscala. A notte avanzata sentii che qualcuno usciva  sbattendo la porta.
Al mattino all'appello mancava Mengo  che poi rientrando ci rivelò che aveva preferito passare la notte su  una sedia in compagnia di un pescatore piuttosto che insieme al suo coinquilino,chissà perché......
Colazione e partenza per il vecchio faro alla foce del Po di Goro e ritorno in bici.
In contemplazione

Al vecchi faro di Goro

Una Ventina di Km circa in mezzo ad una vegetazione tipica della zona ,canneti,erbe palustri e  fauna locale .Sosta al ristorante del faro e ritorno nel primo pomeriggio.
Breve sosta per un paio di birre e poi partenza per un altro giro in bici  passando da Gnocchetta,ponte di barche ,Gnocca e ritorno alla base in serata .Percorsi altri 20 Km.
Pizza,passeggiata serale poi a nanna.


Verso Gnocchetta

Terzo giono:partenza per il giro della sacca di Scardovari.Tragitto che costeggia in buona parte l'Adriatico,un largo golfo ove praticano l'allevamento delle cozze.
Il ponte di barche
Percorremmo un 15 Km su strada poco trafficata,ogni tanto un casolare lato monte e quelle costruzioni  su palafitte tipo trabucchi lungo  il mare. All'una circa arrivammo a Scardovari,dove avvistata una trattoria, data sbirciatina al menù e relativi prezzi, entrammo.
Il locale è molto alla buona,ci sedemmo ad un tavolo ,vicino a una coppia che stava già pranzando.
Iniziamo con un risotto,Cavinotto si era già interessato al vino ,un bianco fermo discreto,discutevamo in dialetto marradese un poco ad alta voce(chi conosce Mengo  può immaginare)non ci accorgemmo che   la coppia al tavolo  ci stava osservando.Ad un tratto il signore ci rivolse sorridendo la parola ,  chiedendoci da dove venivamo.Risposta scontata:  Marradi, prov.di Firenze.Li vedemmo perplessi ,comprensibile, non abbiamo il tipico accento toscano.Allora a spiegare che si ,siamo Toscani ma del versante Nord ,verso la  Romagna.A quel punto le loro meningi si rilassarono e la signora concluse la conversazione dicendoci che gli avevamo ricordato un libro che aveva letto da poco.Le chiesi che titolo aveva e lei mi rispose:Tre uomini a zonzo,di un autore inglese.Completammo il pranzo un poco perplessi per il confronto appioppatoci dalla signora.
Saltammo sulle bici e facemmo ritorno al camper.
Verso metà pomeriggio,arrivati alla base, caricammo le bici e partimmo per tornare a casa.
Ultima sosta  all'Abbazia di Pomposa:visita d'obbligo per la ricchezza dei mosaici e il parco che la circonda,poi via verso casa con arrivo in serata.
 Gita che ricordo con piacere e che non mi dispiacerebbe ripetere.




Abbazia di Pomposa





martedì 25 dicembre 2012

Qui sotto tutti potranno osservare l'esito dell'ultimo pranzo (natalizio) dell'anno 2012 ai Prati Piani, con relativo brindisi finale. Non è un finale inconsueto ma questa volta è stato superlativo, superiore ad ogni aspettativa.

Complimenti a tutti i protagonisti per l'organizzazione di una divertentissima giornata, malgrado il tempo avverso, il suolo gelato e il vento violento, come potete sentire dalla registrazione audio che accompagna il video. Questa escursione resterà, credo, negli annali dell'Allegra Brigata.
Tanti auguroni di buone feste da Alberto.


P.S.: Il video è stato girato, con competenza e.... molto coraggio, da Marino.

venerdì 14 dicembre 2012

Una fredda ed avventurosa escursione

L'escursione che voglio ricordare è quella del Gennaio del 2010 da Campigno al  Monte Lavane.
A Grognole
Già il fatto di andare in quel mese invernale verso il Lavane avrebbe dovuto   rendermi     ( o forse meglio renderci ) un pò più prudenti ed avveduti sui rischi dovuti alle condizioni climatiche , ma alla partenza da Marradi c'era un pallido sole e nessuna traccia di neve .Siamo quindi partiti da Campigno baldanzosi ma con una tenuta più autunnale che invernale.
 Fino a Grognole nessun problema con strada pulita , cielo nuvoloso e buona visibilità.
Man mano che però salivamo verso il rifugio della baita di Monte Giuliano il tempo peggiorava con una nebbia sempre più fitta , neve alta 15-20 cm e grande freddo.La strada era stata però battuta dal passaggio recente di un fuori-strada e così ci sembrò abbastanza facile raggiungere la Baita.
verso la Baita la guida controlla il gruppo
l'illusione del sole allontanandoci dalla Baita
in marcia verso la Capanna del Partigiano
Indecisi se continuare o tornare indietro fummo convinti a proseguire dalla comparsa di un pallido sole che faceva presagire un miglioramento del tempo. In realtà il tempo peggiorò velocemente , con l'abbassarsi nuovamente di una fitta nebbia che unita al gelido vento di tramontana ed alla neve sempre più alta , e questa volta non segnata da nessuna traccia ,  ci rese estremamente difficile sia l'orientamento sia fisicamente il raggiungere la Capanna del Partigiano. Ma nonostante tutto , con Remo e Mengo che facevano strada,ci arrivammo.
Tommaso il solitario
la capanna
sembra una tenda ma è il vetro ghiacciato della capanna
Dentro la capanna c'era ovviamente un gelo tremendo.Cercammo in tutti i modi di accendere un fuoco , ma non eravamo attrezzati e i legni trovati erano bagnati. Mangiammo qualcosa velocemente e dato che era già tarda mattinata decidemmo di ripartire subito per scendere a valle prendendo la strada più veloce..
intorno alla capanna
inutili tentativi di accendere il fuoco
E qui fu la cosa più difficile sia perché la strada , la cosìdetta  "Candela " era coperta da oltre 30-40 cm di neve , sia perché per la nebbia non vedevamo il sentiero sia perché ( non-ben attrezzati ) avevamo mani e piedi semi-congelati.
la discesa
La discesa fu lenta e faticosa ma lungo la strada trovammo il modo di distrarci seguendo prima le orme di un gruppo di cinghiali , poi vedendo una orma fresca di lupo , e infine  seguendo una lunga striscia di foglie secche arrivammo alla tana di un tasso.
 Finalmente arrivammo al fosso del torrente di Campigno dove ritrovammo la strada senza neve, anche se ghiacciata , per cui nel primo pomeriggio tornammo a casa congelati ma contenti di quell'avventura.
orma di lupo
tracce del tasso fino alla sua tana


verso Campigno
Da allora ne abbiamo fatto altre di escursioni nella stagione invernale , stavolta però ben attrezzati e preparati. 
Ma queste le racconteremo un'altra volta.

giovedì 13 dicembre 2012

Escursione del 7 dicembre 2012

Questo il percorso: Prato all’Albero, Capanna Sicuteri, Monte Faggeta (mt. 1144), Monte Archetta (mt. 1096), Rifugio I Prati Piani (mt. 980) (pausa pranzo), Capanno di caccia di Pian delle Fagge, Podere Bibbiana, Crespino del Lamone per un totale di km. 10.500. Tempo di percorrenza: si sa quando si parte ma non si sa quando si arriva. . . Gruppo al gran completo quando si tratta di abbuffarsi . . . 

Ore 7.45 alcuni di noi ci ritroviamo nella macelleria “Da Lorenzone” per acquistare un po’ di provviste: cominciamo a discutere sulla quantità : - «che sia poco?, aggiungiamone ancora !» - «Ma chi se lo mangia tutto questo po’ po’ di roba?» - «Ma con le bocche che ci sono… ». Seconda fermata dalle “divine” del Forno Sartoni” per il pane e le schiacciate, qui tutti d’accordo.

Raggiungiamo il resto del gruppo al parcheggio, ci diamo una contata (tredici) e alle ore 8.30 si parte per raggiungere in auto Prato all’Albero. Giunti sul posto suddividiamo vettovaglie e bevande nei vari zaini a disposizione e iniziamo la vera e propria escursione, sono le 9.15 e tutto va bene.
Ci incamminiamo per la strada forestale verso Capanna Sicuteri. Il gruppo si sta sgranando e i pù veloci sono già davanti.

Arrivati al vecchio rifugio, andato letteralmente in fumo tanti anni fa, comincia a cadere un po’ di neve che imbianca il sentiero e lo rende scivoloso e  ci avviamo per una ripida salita piano piano, col fiato in gola, fino al Monte Faggeta ma poi cominciamo a scendere nella neve e  con la nebbia che ci impedisce di ammirare il panorama che ci circonda. Circumnavighiamo il Monte Archetta e giù piano piano, nella speranza di  non fare troppe scivolate, verso il Rifugio I Prati Piani Man mano che ci avviciniamo, ci trasciniamo brocche e randelli secchi per il fuoco. I più veloci intanto hanno provveduto ad accendere il camino che si presenta colmo di legna che viene inghiottita dalle fiamme. Finalmente ci siamo ricompattati ed iniziamo lo svuotamento degli zaini . Come per incanto il tavolo della stanza mangiatoia-dormitorio, si  riempie in tutta la sua lunghezza.
C’è di tutto: dai primi fino ai digestivi. Mentre i fuochisti preparano le braci e Gildo accende  una piccola stufa, sempre a legna, Remo il cuciniere inizia la sua opera di avvicinamento alle graticole già roventi dispensando a destra e a manca dei piccoli bocconcini di salsiccia cruda con schiacciata ottenendo notevoli consensi.  Ci sediamo quasi tutti al tavolo ed ecco arrivare le salsiccie, il baldizzone, il tutto cotto con maestria,  a riempire le nostre bocche voraci. Veramente tutti bravi in questo sport.Sgombrato il tavolo dalle macerie accumulate, ci siamo rimessi in cammino sotto una fitta nevicata.     

Abbiamo superato il capanno di caccia di Pian delle Fagge fino ad arrivare  al podere Bibbiana. 
Dopo circa 1 chilometro, sotto l’imminente calar delle tenebre, ci sorprende il suggestivo panorama di Crespino illuminato a giorno con luci natalizie. Finalmente arriviamo nel bar del centro e ci rifocilliamo con bevande calde commentando con entusiasmo e risate fragorose la giornata appena trascorsa. Nel frattempo gli autisti sono andati a recuperare le auto a Prato all’Albero, ma questa è un’altra storia che meriterebbe un altro «post» magari scritto da Mengo.. .con questo titolo: «come affrontare in auto una piccola nevicata e rimanere in difficoltà . . .». Arrivederci alla prossima e 

Auguri per le prossime festività !